La metafora del Navigante
Educare significa portare fuori ciò che è dentro, o meglio condurre qualcuno a fare emergere ciò che è dentro; trovare una strada, una direzione.
Un po’ come il capitano di un Vascello che deve condurlo oltre il porto, in mare aperto, verso l’orizzonte. Solo che chi educa conduce un Vascello non suo, lo conduce in attesa che chi gli si è affidato sia autonomo nel farlo.
Navigare verso l’orizzonte sconosciuto, oltre all’imprescindibile entusiasmo, necessita di qualche strumento per orientarsi e non naufragare.
Strumenti di orientamento educativo: il faro e la bussola in educazione
Per navigare verso l’orizzonte educativo occorrono dei solidi punti di riferimento. Il faro vicino al porto e la bussola in mare aperto. Fuori dalla nostra metafora sono le certezze.
Le certezze
Qualunque essere umano abbia generato figli sa che le certezze nella quotidianità non esistono. Da quando sono neonati spesso non sai quanto ancora dormiranno, se oggi il pargolo vorrà stare tutto il giorno attaccato al seno.
Oppure facendo un balzo in avanti: oggi l’allenamento finirà in orario oppure slitterà di mezz’ora il rientro a casa? Ancora…Il mio meraviglioso adolescente si sveglierà salutandomi al collo al grido di “Ti voglio bene mamma!” o grugnirà parole incomprensibili alle quali è bene che io non risponda in alcun modo?
La certezza nel quotidiano è che non ci sono certezze; e con manifestazioni d’affetto o grugniti differenti vale lo stesso ragionamento per gli insegnanti, gli allenatori e tutti quelli che a vario titolo educano.
Venuti a patti con le inesistenti certezze quotidiane, parliamo delle reali certezze (bussole e fari) dell’agire educativo: Valori e Intenti. Uniche ma granitiche certezze che devono guidare chi educa. Non idee fumose di generali propensioni, ma colonne solide di direzione.
Il quotidiano, a volte, allontana dai ragionamenti più alti, ma è davvero necessario valutare quali valori vogliamo sostenere e con quale intento lo facciamo.
È filosofia ma non astratta. È filosofia pratica.
Cosa voglio trasmettere? Lo voglio fare nel pensiero dominante o voglio coltivare il libero arbitrio?
Le sfumature successive sono differenti. Ognuno è libero e padrone, come educatore (in senso estremamente lato: genitori, educatori, insegnanti e allenatori), di portare avanti la propria visione valoriale, purché sia coerente!
Perché in ogni caso occorre avere in animo un’idea costruttiva dell’educare qualcuno, assumendosene la responsabilità che comporta certamente oneri, ma ancor di più (intimi) onori.
Ritornando alla nostra metafora, in mare aperto, le certezze (bussola e faro) non bastano. Occorre aggiustare continuamente la rotta. A questo scopo esiste il timone che corregge tempestivamente la direzione. Trasbordato in ottica educativa è il dubbio.
Il dubbio
Il dubbio è un ospite sgradito. Quello che in generale si cerca di nascondere a chi dobbiamo convincere o lasciare a bocca aperta. Il dubbio rischia di minare autorevolezza e credibilità. Eppure in educazione è un fattore imprescindibile. Non il dubbio sulla direzione (vedi valori e intenti), ma quel dubbio sano, costruttivo che attiene al quotidiano, alla messa a terra degli intenti più alti. Il dubbio educativo deve attanagliare alla sera attraverso la domanda: “ma oggi quello che ho fatto andava nella direzione che auspicavo?” Non deve essere un dubbio ansiogeno, portatore di insicurezza o senso di colpa; deve essere portatore di riflessione, di desiderio di orientare sempre meglio il fare quotidiano.
La pedagogia dell’errore non ha una scadenza; come è dato ai ragazzi il principio che si sbaglia e da questo si impara, così è bene che sia per gli adulti. Sempre nell’ottica di fare meglio domani.
Inciso finale
Questi ragionamenti attengono agli adulti. I dubbi devono esistere ed essere condivisi con chi insieme a noi porta avanti orizzonti educativi. Mai i ragazzi devono essere partecipi. Non attiene a loro. Non è responsabilità loro riflettere su cosa noi educatori possiamo migliorare.
Chi sostiene che ciò sia confidenza in realtà delega responsabilità educative su chi non ne deve portare l’onere.


