Cos’è il bullismo
Bullismo: atteggiamento di sopraffazione sui più deboli con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili (Treccani).
Atteggiamenti prevaricatori, vessatori, di esclusione o scherno sembrano essere sempre più frequenti tra gli adolescenti. Dico sembrano, non perché questi atteggiamenti non siano reali, tutt’altro!
Sono estremamente reali e feriscono in profondità, oltre che nel corpo, chi ne è vittima.
Dico sembrano perché non sono frutto di un fenomeno nato con i dodicenni, quindicenni o ventenni di oggi. Esistevano già negli anni novanta, come negli anni cinquanta sessanta e lo dico per racconti diretti.
Degli anni antecedenti non ho notizia: non ho mai chiesto ai miei nonni cosa succedesse tra loro quando erano ragazzi.
Faccio questa digressione sull’inizio del fenomeno perché voglio che sia cristallino che rifuggo qualunque discorso sui “giovani d’oggi”, “i social”, “la società che è cambiata” e simili. Sono cambiati, in parte, modalità e canali espressivi.
Una volta una frase ingiuriosa veniva scritta sul muro del bagno, ora si divulga sui social network, ma la sostanza è sempre la stessa: prevaricazione, umiliazione e tutto ciò che ne consegue. Quindi, tolta la giusta valutazione del contesto, da pedagogista, parlo e mi occupo del bullismo in termini di progettazione legata al contenimento e soprattutto alla prevenzione del fenomeno.
Prevenzione nel senso di evitare che un ragazzo o ragazza arrivi a mettere in atto comportamenti vessatori da bullo o a subire fino all’estremo.
Contenimento nel senso che il contenimento è un atto necessario e significa “semplicemente” mettere fine alla violenza che però è già avvenuta e ha già lasciato segni.
La prevenzione è la progettazione che educativamente ha un valore più alto, in quanto crea un contesto di benessere da cui è esclusa ogni forma di violenza fisica e psicologica; o quantomeno viene intercettata e trasformata in un lasso di tempo estremamente circoscritto.
Come fare prevenzione?
A mio avviso qualunque forma di intervento mirato a evitare il bullismo che preveda il racconto di situazioni di prevaricazione perpetrati e subiti ha l’efficacia di un cerotto su una gamba di legno: praticamente nullo!
Se l’intervento è rivolto ai genitori crea ansie e una sorta di allarmismo legato alla paura di non riconoscere eventuali segnali d’allarme.
Se l’intervento è rivolto ai ragazzi il rischio è che leghino la sopraffazione a specifici fatti e aggettivi e non le soggettive emozioni (che oscillano tra il bisogno di accoglienza e la necessità della resilienza) e rimangano comunque sprovvisti degli adeguati strumenti per agire e reagire.
Sono stata particolarmente dura con questa affermazione: ogni intervento che aiuti anche solo una famiglia o un ragazzo tra 100 è valevole e ha portato buoni frutti, ma da pedagogista non mi basta. Mi sento di rivolgere l’intervento alla più ampia schiera dei ragazzi che comprendono potenziali bulli e vittime.
La reale prevenzione del bullismo
La prevenzione, in realtà, è legata alla consapevolezza dei ragazzi riguardo ad un aspetto educativo che è il primo che incontrano nella vita e l’unico che non è ancora strutturato con regolarità nelle istituzioni educative e scolastiche: l’affettività.
H2: Che cos’è l’affettività?
Riducendo il concetto alla pragmatica quotidianità è la capacità di conoscere le proprie emozioni e riuscire a rimanere in una buona relazione con esse. Partendo da questa base la comunicazione emozionale e affettiva si estende alla vita sociale e di relazione del ragazzo ponendo le basi per scambi positivi e costruttivi con i pari e con gli adult.
Scambi che non prevedono atteggiamenti irrispettosi e lesivi della Dignità.
Come si coltiva l’affettività?
Il primo baluardo che nella vita fornisce le basi di un’educazione emozionale ed affettiva è la famiglia.
Senza una base solida i ragazzi non avranno i giusti punti di orientamento relazionale. Crescendo, la scuola e le altre istituzioni educative non formali (come lo sport, contesti culturali e religiosi) permettono ai ragazzi di ampliare le loro sperimentazioni relazionali e cercare il modo di esprimere al meglio, all’interno del contesto più ampio, le basi affettive, di reale rispetto reciproco, acquisite in famiglia.


